Alessio Gosso: racconto di un Atleta multidisciplinare

Ho conosciuto Alessio due anni fa. E’ stato dapprima collega e in breve tempo è diventato un caro amico. Insieme abbiamo lavorato a Merano presso la palestra Rockarena.

Alessio Gosso, atleta super mega poliedrico, a mio avviso grande climber con alle spalle gare di coppa Italia e coppa del mondo. Poi maestro di slackline e per ultimo parapendista.

Gli ho chiesto di essere nostro ospite e di parlare insieme del suo passato da atleta e delle tecniche di allenamento di quegli anni.

Ciao Ale, grazie di aver accettato il mio invito! E’ un grande piacere averti qui ospite!! Come stai e dove ti trovi in questo momento?

Ciao Davide, grazie a te dell’invito! Al momento sono sul divano di casa con un ernia che mi ha messo fuori gioco e che ha influito su tutte le mie attività. Per fortuna piano piano sto migliorando.

©Davide Perbellini

Quale è stato il tuo rapporto con le gare? Perché ad un certo punto hai detto basta? Ti manca il mondo delle gare?

Bella domanda, e ti rispondo sni… sono passati quasi 15 anni dal mio periodo agonistico e credo che ci siano molti aspetti che ritengo positivi nella competizione e non credo ce ne siano di realmente negativi nel competere contro altri avversari e contro i propri limiti. Forse penso che competere possa essere il modo più veloce per crescere e migliorare in un’attività. Il confronto con altri atleti ti insegna molto e ti spinge a dare il meglio. 

Divido il mondo agonistico in due blocchi distinti. Ci sono i campionati giovanili: quasi un gioco, così deve essere, anche se purtroppo sai anche tu che a volte i genitori sono più “emozionati” dei figli e vogliono essere allenatori oltre e prima che genitori. Dopo le giovanili ci sono le Gare con la “G” maiuscola. Li non si scherza, li si compete perché vuoi vincere, li trovi i migliori, non ci sono scuse, la realtà ti viene sbattuta in faccia durante la gara, perché hai passato gli ultimi 4 mesi su un pannello ad aspettare quel giorno. Ci vogliono sacrifici, ci vuole determinazione, si deve soffrire, come raggiungere una vetta, né più e né meno. Tutto ciò non mi ha mai pesato più di tanto, certo, domande me ne facevo tante, ma ho sempre avuto determinazione ed ero disposto a fare sacrifici, volevo arrampicare e arrivare in cima ad ogni via e chiudere tutti i blocchi. Quando andava male ero più triste di non aver chiuso la via rispetto al piazzamento in sé. Credo che per fare Gare devi volerlo più di qualsiasi altra cosa, non esiste altro all’infuori di quello. Io ad un certo punto ho semplicemente scoperto cosa c’era all’infuori di quello, e ho mollato. Di quel periodo ho ricordi indimenticabili e lo rifarei altre cento volte.

©Giulio Salzani

Da quando gareggiavi tu le tracciature sono cambiate molto, o meglio oserei dire del tutto e questo ha comportato una variazione nelle tecniche di allenamento.  Come ti allenavi tu invece quando facevi gare?

Da quando facevo io le gare ad oggi la tracciatura ha fatto veramente un salto incredibile, sia nella lead che nel boulder, il livello degli atleti agonisti si è alzato notevolmente. Una volta dovevi stringerle e tirarle, oggi invece ti può accadere di dover fare un backflip e atterrare su un volume con un terzo tempo da basket. I requisiti richiesti ad un atleta sono aumentati. C’è chi dice che non è più arrampicata, secondo me invece é una figata! Se vuoi mantenere uno stile old school puoi sempre andare a fare i sesti in Grignetta, che é un posto magnifico, e lo consiglio a tutti! Tutto questo ha portato ad un’ evoluzione delle tracciature nelle palestre indoor, produzioni di prese d’arrampicata sempre differenti, forme e grip di ogni genere. 

Nel mio allenamento non necessitavo di imparare un movimento o almeno io li sapevo fare e non ci pensavo troppo. Piuttosto pensavo ad allenarmi per poter fare il movimento più duro per più volte possibili, o per stringere di più la presa, in ogni caso si trattava di forza e resistenza, resistenza alla forza ecc. Oltre a questo allenavo anche la coordinazione, ma i coordinativi erano altri, neanche lontanamente paragonabili a quelli che vedi nelle gare di boulder ora. Mi sentirei di dire che erano allenamenti che ti tirano via i sentimenti.

Qual’è oggi il tuo rapporto con l’arrampicata?

Oggi vado a scalare perché ho voglia di scalare, perché mi piace l’ambiente e perché mi piacciono le persone che praticano questo sport, perché è una bella giornata e fuori c’è il sole. Mi piace scalare a vista e provare la linea più bella della falesia. Se non la chiudo mi accontento, la chiuderó al secondo giro, il giorno dopo o forse mai.

Vuoi parlarci un pò della tua esperienza sulla slackline? Stai praticando ancora? 

Subito dopo il periodo agonistico, tramite una cerchia di amici, mi sono appassionato alla slackline, che già praticavo da qualche anno ma in maniera scherzosa diciamo. Mio papà (figura di riferimento per me in qualsiasi attività sportiva) ne aveva montata una in giardino. Inizialmente solo per gioco ci sfidavamo a starci in piedi sopra. All’inizio era più bravo lui, ma una prova oggi e una domani ho imparato a camminarci su quella fettuccia. Allora non sapevo ancora che, negli anni successivi, quella fettuccia mi avrebbe regalato emozioni indimenticabili, esperienze teatrali, spettacoli circensi e attraversate da una cima all’altra della montagna in posti mozzafiato con 600 metri di vuoto sotto. È un’attività che mi ha riempito molto, é accessibile praticamente a chiunque e penso sia propedeutica a molti sport. Per quanto mi riguarda penso che se riesco ad avere un buon equilibrio in arrampicata è grazie alla slackline e forse faccio highline perchè so arrampicare. 

E invece il parapendio? Mi pare di capire che le tue energie ora siano concentrate li! 🙂

Negli ultimi due anni mi sono dato al parapendio, e sì, mi ha preso molto! Il fatto di poter raggiungere luoghi selvaggi, percorrere chilometri e chilometri sfruttando le correnti ascensionali o poter decollare da una cima e in pochi minuti atterrare sul prato dietro casa è a dir poco esaltante. Al momento mi reputo e sono ancora un principiante, ma la passione é tanta!! 

Ultima domanda. Progetti per il futuro? 

Guarire, rimettermi in forma e tornare a tracciare.

Lascia un commento